mercoledì 23 giugno 2010

In ospedale


Marta è stanca degli ospedali. Non ha molta fortuna - come la maggior parte dei suoi conterranei -  con la salute pubblica. Uno dei pilastri della rivoluzione nella quale è nata non smette di sembrarle un edificio cadente che sta in piedi per miracolo, un pilastro della distruzione.
Alcune settimane fa stava attendendo un familiare nel Calixto García. Tra le altre vicissitudini, i sieri che servivano al suo paziente sono stati comprati sul mercato nero, la maggior parte delle medicine “recuperate” e il trattamento medico supervisionato dagli stessi familiari. A forza di informarsi hanno appreso a ricordare all’infermiera l’ora esatta delle cure, il nome di ogni pasticca e il trattamento - escogitato da loro stessi - per evitare piaghe sul corpo.
Visto che raramente c’era acqua corrente, hanno portato alcuni secchi; dato che non c’era modo di scaldare l’acqua per fare il bagno, hanno comprato uno scaldabagno; siccome c’era troppo calore nella stanza, hanno chiesto in prestito un ventilatore. Hanno portato tutto quello che serviva: sapone, asciugamani, cibo, sedia per l’accompagnatore, crema, alcol, vitamine e cotone.
L’unica cosa rimasta senza soluzione è stato il problema del bagno intasato; la tazza aveva sempre un’acqua verde e rossa puzzolente e il rubinetto del lavandino era irrimediabilmente distrutto, ma tutto questo si poteva considerare un problema minore di fronte alla gran quantità di sporcizia accumulata nel locale, alle finestre distrutte e ai cavi pendenti dal soffitto.
Marta mi racconta di essere uscita esaurita da quella esperienza ospedaliera: la sola cosa che chiede al cielo è morire di un infarto in casa sua, senza dover sfruttare le comodità della salute pubblica cubana.


lunedì 24 maggio 2010

Un popolo di minorenni


   Foto: Claudio Fuentes Madan
Guardo con avversione-perché negarlo -la faccia di  Ramiro Valdés in televisione.
 Questa volta è toccata   la predica ai lavoratori del settore edile.
 Ormai non mi prendo la briga di ascoltarlo, ogni volta che parla è per rimproverarci , lui e Machado Ventura si sono  trasformati, per così dire, nelle bambinaie del popolo cubano: richiami, punizioni e minacce.

La solita vecchia storia di sempre: lavorare di più, chiedere di meno, non  lamentarsi troppo,  essere combattivi,  adempiere ai compiti della Rivoluzione, non sottrarre risorse dal governo, non  aspettarsi incentivi, fidarsi dei leader del processo, essere fedele al partito ... le solite boiate del genitore autoritario per i suoi figli per sempre minorenni.

Non si  chiede  Ramiro che cosa avrebbero mangiato i costruttori  se non avessero "deviatato" dei mattoni  sul mercato nero? I leader sindacali, a quanto pare, fanno orecchie da mercanti, forse anche loro hanno bisogno di un stipendio per sopravvivere? Perché non si  riempono di coraggio  e passano il testimone ai "fannuloni" perché raccontino la loro versione del paradiso dei lavoratori?

Invece di minacciare di togliere gli incentivi e benefit -  che fa solo fiorire l'opportunismo e la doppia morale -  dovrebbe chiedersi perché il salario non è una ragione sufficiente per lavorare bene, per risultati migliori, per aumentare la produzione.
 Certo, lo  farebbe se gliene importasse davvero, e se, inoltre, non prendesse il Sindacato Nazionale dei Lavoratori Edili   per un asilo nido.

mercoledì 12 maggio 2010

Confessione su un viaggio utopico



Ho passato questi giorni a fare i documenti per andare in Germania , sono stata invitata a partecipare ad un incontro con i blogger di tutto il mondo. Ho esitato tra fare o non fare un commento sul blog prima di completare tutte le pratiche burocratiche, i miei amici mi hanno convinto e finalmente oggi, dopo quasi un mese e mezzo, lo pubblico con la sensazione  essermi fatta una doccia fredda a quaranta gradi.

Scrivere sulla mia permanenza presso Il Nono Cerchio, che sarebbe -questo lo possono indovinare i lettori che sono dall'altra parte - lo  scuro, sporco e assolutamente indescrivibile ufficio Immigrazione del comune Plaza, è un sollievo enorme. Proprio  in questo luogo sgradevole - il cui nome esclude la mia esistenza, perché io non sono  straniera né sto facendo dei documenti per immigrare- Martedì ho trascorso otto ore della mia vita a fare la fila per essere interrogata sul mio viaggio, la mia famiglia, mio marito, i miei studi e  in che modo mi collego a Internet.

Può sembrare un po' eccessivo il numero di ore ,ed è per questo che Vi racconterò in dettaglio gli eventi successivi dalle 08:30 in cui i miei piedi hanno superato  l'ingresso della casa  tutta danneggiata al numero 17 tra  via J e via  K, alle quattro del pomeriggio quando finalmente sono uscita con l'emicrania, voglia di fare la pipì, fame, sete, sonno, insolazione e un terribile desiderio di mandare tutto al quel paese e andare a dormire per un mese.

Vi assicuro, Ve lo giuro,  che  passare una giornata per chiedere un permesso di uscita dal paese,   toglie le voglie di viaggiare  a chiunque.

Vi racconto dall'inizio: quando il sole non aveva  ancora incendiato il cortile,  sono arrivata alla porta sul retro per Immigrazione- avevo già superato, non senza qualche problema , la porta d'ingresso un paio di settimane prima - quella in cui si "richiede"  il passaporto ... visto che si va da richiesta  in richiesta, ho consegnato per ultima la carta d'identità , ho saputo in quel momento  che la coda era iniziata in prima serata alle quattro del mattino. Per fortuna mi aspettava una sorpresa divina, una vecchia amica davanti a me mi ha detto che anche lei faceva "richiesta" così ci avremmo fatto compagnia a vicenda.

Prima delle nove e mezzo avevano tutta la mia documentazione dentro: carta d'identità, la lettera d'invito e BOLLO, meglio chiamarlo super BOLLO-150 CUC (prepagato, con o senza il permesso di uscita e restituito  in caso di esito negativo). Poiché non c'era   alcun segno tranne quello del virus H1N1-ah, e un murale dei Cinque che avrebbe fatto vomitare Edvard Munch - Molte persone  non sapevano che dopo  le nove non prendevano la carta d'identità per la coda oppure non avevano portato  il SUPER BONUS (un disgraziato aveva  la ricevuta, ma non il Bollo, misteriosamente non gliel'avevano consegnato al banco).
 La  parte più deprimenti erano  gli anziani, con il bastone in una mano e le carte nell'altra, confusi, sopraffatti dalla burocrazia e il movimento di persone da un luogo all'altro.

Alle undici del mattino ho scoperto che il bagno era chiuso, "il pubblico l'ha rotto ", ha detto uno dei poliziotti.
 Alle 12 gli impiegati sono  andati a pausa pranzo fino alle 13:30, ma un ufficiale stava ancora lavorando e quindi non mi sono mossa, quella maledetta sensazione di " mi  chiameranno  e io non ci sarò".
 
 Alle 14:00 c'era tanto sole che ho smesso di  usare il mio ventaglio e l'ho usato per mettermelo davanti agli occhi.
 Alle 14:30 quasi mi sono fatta la pipì addosso e sono uscita alla ricerca di un bagno.
 Alle 15:00 una signora davanti a me ha detto :  "non posso continuare  senza bere ".
 Alle 15:_30 la ragazza che aveva fatto la coda dalle  quattro del mattino era isterica e se n'è andata, fortunatamente è tornata indeitro dopo un po'.
  Quasi alle 16:00 mi ha chiamato dentro.

Un militare molto giovane, con collana d'oro, anello e orecchini  con delle unghie finte,  mi ha chiesto la stessa cosa parecchie volte sui miei studi, ha finalmente scritto nel mio file "ricevve lezioni per dare lezioni."
 Dopo un po'  è diventato  ossessionato con la "Amicizia su Internet"
- Ho molti amici su Internet.
- Come  ti connette a Internet?
- Per lo più negli alberghi.
- Quali alberghi?
- Soprattutto il Cohiba e Central Park.
- Queste informazioni saranno verificate, se  stai nascondendo qualcosa ti verrà negato il permesso d'uscita.

Ho sorriso. Come faranno a sapere se mi connetto da un albergo  o se ho amici su Internet? Non mi hanno mai  chiesto la carta d'identità per comprare la scheda internet e sulla mia corrispondenza privata, a meno che la mia email personale non venga hackata, non vedo un altro modo per dimostrare niente.

Poi ha chiesto di mia madre, mio padre, mio marito e per un attimo ho avuto il  sospetto che avrebbe chiesto dei miei cani Anastasia e Wicho.

Per concludere ha concluso:
- Vieni in venti giorni per vedere se ti  concederanno l'autorizzazione per partire.
- Signorina, tra venti giorni il mio visto sarà scaduto.
- Ci vuole del tempo per verificare le informazioni, aspetta qui.
Se n'è andata  'ed è tornata dopo un po':
- Passa  Venerdì  prossimo per vedere se  è già pronto.

Quando sono uscita ho rivisto le facce delle persone che durante la giornata avevo visto trasformarsi.Avrei voluto dire: "arrivederci e in bocca al lupo " a tutti, ma ero distrutta.
 Non ho nemmeno guardato la ragazza delle 4 del mattino, mi vergognavo che mi avessero chiamato prima di lei.
 Qualche goccia di pioggia è caduta  improvvisamente ,  belle grosse ma solo  poche.
 La mia amica  mi ha detto:
- Perché ci hai messo così tanto  là dentro?
- Non lo so, grazie per l'attesa, andiamo ", e l'ho presa per  il braccio per metterci, "senza permesso",sotto la pioggia.

Venerdì 7 maggio
Dopo un'ora ho saputo che sarei dovuta tornare  Mercoledì prossimo.
 Sarà  un caso che corrisponda con il giorno in cui devo volare?

Mercoledì 12 maggio
Alle 01:30 sono arrivata a  immigrazione, affollata di gente come al solito.
 alle 14:00 circa, mi  hanno chiamato , a dire la verità,  questa volta non mi posso lamentare.
 Ma la voce proveniva da una porta lontano dal luogo in cui io e tutti quelli
 che aspettavamo che i nostri permessi di uscita, avevamo precedentemente
  consegnato le nostre carte d'identità.

C'è stato un po' di tensione nella coda quando hanno sentito dire: "Claudia Cadelo", siccome non avevo idea da dove mi avessero chiamato
ho chiesto:
- Dove devo andare?
Qualcuno mi ha detto:
- Chiedi in  quella porta, che è quella giusta.

Ho guardato dentro  e una donna in divisa militare  a urlato:
- Perché aprite senza suonare?
- Ma  sono stata chiamata!.
- Ah! il tuo caso  è dall'altra parte.

Andando verso il luogo indicatomi , un  uomo mi ha chiesto:
- Sei tu  la blogger?
- Sì, "ho risposto con un sorriso e nervi tesi al massimo, visto che il clima si era  chiaramente "elettrizzato".

 Mi stavano aspettando alla porta, dopo tanti giorni di disagio e di maltrattamento , mi  è sembrata  un po' insolita la cordialità:
- Prego, per di qua. Potrebbe chiudere il cancello una volta entrata? Grazie.
 Lei non  può viaggiare per il momento.

Sono uscita e  ho potuto sentire la solidarietà di tutti coloro che aspettavano fuori per essere "convocati" ,
il ragazzo che mi aveva chiesto se ero una blogger ha detto:
- Io vivo in Spagna, seguo il tuo blog, non mollare, che questo non ti tolga le forze per andare avanti.
- Non me le toglierà , grazie!.

lunedì 19 aprile 2010

Indolenza




Foto:Claudio Fuentes Madan
Nonostante tutte le volte che ho scritto la parola "solidarietà" nel mio quaderno della scuola elementare, delle volte che  a casa mi hanno detto "in questa società,tutti dobbiamo prenderci cura di tutti", delle molteplici volte in cui  ho sentito dire "il cubano sì che aiuta", non ho mai potuto percepire nella vita reale, questa generalizzazione della bontà dei miei concittadini, ma piuttosto il contrario.

Ho visto  donne incinte  viaggiare in piedi sull'autobus mentre i passeggeri seduti spostano i loro sguardi in qualche punto morto sulla strada al di là del finestrino, una volta sentito parlare per mezz'ora nel pullman P4 un controllore  che sosteneva  "perché" le donne incinte non avevano alcun diritto di rivendicare un posto a sedere: loro avevano goduto  il fatto di rimanere in quellos stato, ora dovevano sopportare.

  Tutti i giorni quando passo da 23 e 12  sento il grido  morente di una vecchia banditrice piena di sporcizia, cercando di vendere il suo dentifricio della carta di razionamento e sacchetti di plastica a un peso cadauno.
 
    E 'normale camminare per le vie del centro dell'Avana e trovare dei bambini a piedi nudi chiedendo soldi.
 
    Devo chiudere gli occhi quando un medico racconta a malincuore come un paziente sia deceduto al pronto soccorso, perché nessuno si è reso conto di quanto grave fosse il problema.

     Ho rinunciato qualche mese fa di rientrare nello zoo di via 26 , l'immagine di animali magri e prigionieri  mi ha ricordato che c'è  chi paga un prezzo più alto  l'imbecillità umana.

Forse non mi  manca niente da vedere di atti egoistici  per le strade dell'Avana: rapine e aggressioni, senza che nessuno intervenga, la polizia abusando della loro posizione e la loro impunità, la polizia segreta dello Stato prendendo  le strade e spostanto le persone come in una partita a scacchi,gli  atti di ripudio, le lucciole soffrendo il sopruso dei loro magnacci e dell'autorità , senza poter protestare altrimenti sono rinviate alle loro province.

Ha guardato le vittime e i carnefici, li ho visti cambiare i loro  vestiti e i loro ruoli.

Ho visto, e ho visto me stessa , spostare lo sguardo davanti al dolore e alla povertà, dare la colpa ai poveri della loro povertà e ai ricchi di essere ricchi.

Ho visto questo "indurito popolo  che ha  saputo resistere  50 anni," annegare nell'alcool e dopo fare il bagno nel fango della gelosia e della miseria.

  Non so se questo può essere definito come "resistere", ma ho l'impressione che il bilancio sia  stato molto negativo.

venerdì 16 aprile 2010

La guerra mediatica contro chi?

                                      "Non mi piace dire i paesi, preferisco dire i governi"

Come Taladrid, anche io preferisco dire governi e non paesi, in particolare quando si tratta del mio governo e del mio paese.

Questo è l'argomento della "Guerra Mediatica contro Cuba", che in realtà sarebbe in questo caso "contro il Governo cubano," non so come questa sottigliezza sia potuta scappare al sofisticato pannello .

Giuro che preferirei rispondere con argomenti seri,smontare con veemenza i trucchi, gridare le verità che loro non possono neanche smentire con delle bugie , anche per falsificare, distorcere e manipolare hanno la lingua legata, ma non ci riesco, mi sembra troppo ridicolo.

Al di là dei deliranti nascondigli della "via del denaro", ovviamente molto difficile da seguire perché, secondo lo stesso Lázaro Barredo, non si conoscono i "destinatari finali" dei sussidi degli Stati Uniti, le teorie della cospirazione su " il comando cyberdisidente" e le aberrante ipotesi circa l'esistenza delle Donne di Sostegno, sono riuscita a guardare l'ora e mezza della Tavola Rotonda.

Con mia grande sorpresa ho trovato diverse nuove funzionalità:

- Il programma televisivo mi fa venire l'emicrania.
- Rosa Miriam Elizalde non è autorizzata a spiegare le sue teorie perché non può fare nomi.
- Barredo diventa ambiguo, dice che "l'industria del male continua da cinquanta anni", ma non chiarisce dov'è la sede.
- Randy si innervosisce quando sente parlare di "Berta Soler".
- C'è un gruppo di nostalgici in Spagna, in solidarietà con il governo cubano chiamato "Associazione 26 luglio".
- Ora è ufficialmente approvato l'uso delle parole blog e blogger.


- Un gentiluomo francese, a quanto pare, è diventato famoso per aver pubblicato un'intervista manipolata, ma non può fornire dettagli perché è vietato dire "Yoani Sánchez" nella televisione cubana.

sabato 10 aprile 2010

Fine Corso


So che le parole sono banali, ma quando ho iniziato il mio blog non avrei mai immaginato che avrei incontrato persone così meravigliose.
Non mi ricordo la prima volta che sono entrata in casa di Yoani Sanchez, ma non potrò mai dimenticare i quattro mesi di Accademia blogger -Non vedo l'ora che cominci il nuovo corso, ho intenzione di partecipare come ascoltatrice al prossimo.
Le conferenze del dottore in lettere Vallin, le conferenze di Dagoberto Valdés ,Cultura Cubana a cura di Miriam Celaya , "Giornalismo" a cura di Reinaldo Escobar , in fine, lo spazio di interscambio che Yoani Sanchez ha creato mi ha segnato per tutta la vita.

So che tutto passa, La Cuba in cui sono nata sarà un paese diverso, le persone potranno esprimersi liberamente e questi cinquanta anni di azioni furtive saranno studiati a scuola come oggi si studia Il Medioevo.
Forse gli amici dei miei nipoti si annoieranno quando quando gli ripeterò come un disco rotto le storie che hanno reso la mia strada nella vita, quando gli racconterò che c'era solo un presidente, un solo partito, soltanto una notizia ... Ma io ripeterò mettendocela tutta gli aneddoti di quel quattordicesimo piano da dove ho visto per prima la gente rendersi libera, da dove per la prima volta ho parlato senza paura, da cui, senza dubbio, sentivo una grande gioia di esprimermi senza essere giudicata.

Mostrerò il mio diploma e mi rallegrerò del fatto che pensino che sono pazza. Vorrei che non ricordassero, che non avessero paura, che non trascinassero nei loro geni la memoria del tempo in cui pensare era un crimine.

mercoledì 7 aprile 2010

Mazze, spranghe di ferro e cavi?

controrivoluzionario

Ho letto un documento che si chiama "Piano l'ordine contro l'ordine e disturbi controrivoluzionari" , un richiamo alla creazione di Brigate di Risposta Rapida (squadrismo) nei luoghi di lavoro.
Fortunatamente per noi, i civili, il documento è stato trapelato e ho appreso che , ufficialmente, posso essere aggredita da un "lavoratore" con una spranga.

Cerco di non perdere il senno, questo richiamo orribile al linciaggio civile mi ricorda, nonostante il basso livello delle dichiarazioni con rispetto al poster del ristorante Polinesio dal titolo " La filosofia di lotta del nostro popolo ".

Mi chiedo come sia possibile che questi signori che governano il mio paese siano in grado di permettere alle persone di malmenare, di abusare e persino uccidere - piuttosto che autorizzare, addirittura incitare a uccidere - non riesco a togliermi l'orribile combinazione di lettere dalla mia testa : spranghe di ferro per colpire- il tutto per rimanere al potere, per ottenere ciò che gli è negato dalla natura dell'uomo: l'eternità, la divinità, il potere assoluto.


E' impazzito il presidente?
Chi ha scritto questo appello alla guerra civile in nome del governo cubano?

È il Partito comunista a sollecitare i suoi membri ad attaccare fisicamente altri esseri umani?

Chi, mio dio, e chiamatemi ingenua, ha il coraggio, l'audacia e la bestialità di essere parte, o anche sottoscrivere questo "post-moderno" corpo di volontari?

lunedì 5 aprile 2010

Quello che non voglio


    Foto: Claudio Fuentes Madan
 E' sorprendente che in una società laica uccidere una mucca venga punito dalla legge con diciotto anni di reclusione , ed è ancor più assurdo che chi uccide un uomo venga solo punito con dieci anni, mentre un giornalista indipendente può rischiare  venticinque anni di galera.

Sulla base di queste leggi assurde  viviamo tutti i giorni nell'assurdo quotidiano: comperare carne di manzo  sul mercato nero può essere più pericoloso per un cittadino che essere testimone di un omicidio, leggere un blog indipendente è tanto rischioso quanto mangiare una bistecca di manzo.

 Si potrebbe dire che una persona che legge la stampa internazionale- nota nei media ufficiali come "stampa nemica "- mentre  mangia un  pezzo di carne rossa  è un cittadino temerario? 
  Secondo la legge non c'è alcun dubbio, e mi scuso con i letterati, ma è estremamente divertente solo il fatto di  immaginarlo.
 Io non voglio invecchiare subendo queste stupidaggini, non voglio morire con una pensione di duecento pesos con  i miei figli che si spaccano la schiena come immigrati illegali nel mondo, non voglio accendere la TV e vedere il volto di Randy, non voglio che la mia vicina di casa le freghi  se io voto o non voto, non voglio che i  miei amici mi dicano più e più volte al telefono: questo te lo dico  in privato , per telefono non posso, non voglio - onestamente, non voglio- veder passare la mia vita come l'hanno vista passare le generazioni che mi hanno preceduta.

giovedì 25 marzo 2010

Quande cade il sipario


Foto: Claudio Fuentes Madan

Mi risulta difficile riprendere il ritmo in questi giorni,mi sento fuori fuoco  ed esaurita.
 Ho l'impressione che le cose si stanno muovendo troppo in fretta e mi è difficile accorgermene.
   Allo stesso modo che gli uomini vissero  dei secoli credendo che la terra fosse piatta e statica sotto i loro piedi, ora mi chiedo se questa immobilità non è che semplice nebbia e  mancanza d'nformazione.

Da tutte le parti arrivano dei commenti su corruzione, appropriazione indebita, dolce vita e litigi per colpa dei soldi nelle alte sfere militari e del governo.
  Nel frattempo, qua giù, l'unica certezza è che di volta in volta cade una testa defenestrata dall'Olimpo.

 Non mi piace frugare nelle risposte  in un futuro che lascia solo una convinzione: l'incertezza.
 Ma  negare che stanno crollando i mattoni dal muro del potere sarebbe ingenuo.
    Non sarà  la prima volta nella storia, dove l'autofagia è il destino dei potenti.