lunedì 19 aprile 2010

Indolenza




Foto:Claudio Fuentes Madan
Nonostante tutte le volte che ho scritto la parola "solidarietà" nel mio quaderno della scuola elementare, delle volte che  a casa mi hanno detto "in questa società,tutti dobbiamo prenderci cura di tutti", delle molteplici volte in cui  ho sentito dire "il cubano sì che aiuta", non ho mai potuto percepire nella vita reale, questa generalizzazione della bontà dei miei concittadini, ma piuttosto il contrario.

Ho visto  donne incinte  viaggiare in piedi sull'autobus mentre i passeggeri seduti spostano i loro sguardi in qualche punto morto sulla strada al di là del finestrino, una volta sentito parlare per mezz'ora nel pullman P4 un controllore  che sosteneva  "perché" le donne incinte non avevano alcun diritto di rivendicare un posto a sedere: loro avevano goduto  il fatto di rimanere in quellos stato, ora dovevano sopportare.

  Tutti i giorni quando passo da 23 e 12  sento il grido  morente di una vecchia banditrice piena di sporcizia, cercando di vendere il suo dentifricio della carta di razionamento e sacchetti di plastica a un peso cadauno.
 
    E 'normale camminare per le vie del centro dell'Avana e trovare dei bambini a piedi nudi chiedendo soldi.
 
    Devo chiudere gli occhi quando un medico racconta a malincuore come un paziente sia deceduto al pronto soccorso, perché nessuno si è reso conto di quanto grave fosse il problema.

     Ho rinunciato qualche mese fa di rientrare nello zoo di via 26 , l'immagine di animali magri e prigionieri  mi ha ricordato che c'è  chi paga un prezzo più alto  l'imbecillità umana.

Forse non mi  manca niente da vedere di atti egoistici  per le strade dell'Avana: rapine e aggressioni, senza che nessuno intervenga, la polizia abusando della loro posizione e la loro impunità, la polizia segreta dello Stato prendendo  le strade e spostanto le persone come in una partita a scacchi,gli  atti di ripudio, le lucciole soffrendo il sopruso dei loro magnacci e dell'autorità , senza poter protestare altrimenti sono rinviate alle loro province.

Ha guardato le vittime e i carnefici, li ho visti cambiare i loro  vestiti e i loro ruoli.

Ho visto, e ho visto me stessa , spostare lo sguardo davanti al dolore e alla povertà, dare la colpa ai poveri della loro povertà e ai ricchi di essere ricchi.

Ho visto questo "indurito popolo  che ha  saputo resistere  50 anni," annegare nell'alcool e dopo fare il bagno nel fango della gelosia e della miseria.

  Non so se questo può essere definito come "resistere", ma ho l'impressione che il bilancio sia  stato molto negativo.

venerdì 16 aprile 2010

La guerra mediatica contro chi?

                                      "Non mi piace dire i paesi, preferisco dire i governi"

Come Taladrid, anche io preferisco dire governi e non paesi, in particolare quando si tratta del mio governo e del mio paese.

Questo è l'argomento della "Guerra Mediatica contro Cuba", che in realtà sarebbe in questo caso "contro il Governo cubano," non so come questa sottigliezza sia potuta scappare al sofisticato pannello .

Giuro che preferirei rispondere con argomenti seri,smontare con veemenza i trucchi, gridare le verità che loro non possono neanche smentire con delle bugie , anche per falsificare, distorcere e manipolare hanno la lingua legata, ma non ci riesco, mi sembra troppo ridicolo.

Al di là dei deliranti nascondigli della "via del denaro", ovviamente molto difficile da seguire perché, secondo lo stesso Lázaro Barredo, non si conoscono i "destinatari finali" dei sussidi degli Stati Uniti, le teorie della cospirazione su " il comando cyberdisidente" e le aberrante ipotesi circa l'esistenza delle Donne di Sostegno, sono riuscita a guardare l'ora e mezza della Tavola Rotonda.

Con mia grande sorpresa ho trovato diverse nuove funzionalità:

- Il programma televisivo mi fa venire l'emicrania.
- Rosa Miriam Elizalde non è autorizzata a spiegare le sue teorie perché non può fare nomi.
- Barredo diventa ambiguo, dice che "l'industria del male continua da cinquanta anni", ma non chiarisce dov'è la sede.
- Randy si innervosisce quando sente parlare di "Berta Soler".
- C'è un gruppo di nostalgici in Spagna, in solidarietà con il governo cubano chiamato "Associazione 26 luglio".
- Ora è ufficialmente approvato l'uso delle parole blog e blogger.


- Un gentiluomo francese, a quanto pare, è diventato famoso per aver pubblicato un'intervista manipolata, ma non può fornire dettagli perché è vietato dire "Yoani Sánchez" nella televisione cubana.

sabato 10 aprile 2010

Fine Corso


So che le parole sono banali, ma quando ho iniziato il mio blog non avrei mai immaginato che avrei incontrato persone così meravigliose.
Non mi ricordo la prima volta che sono entrata in casa di Yoani Sanchez, ma non potrò mai dimenticare i quattro mesi di Accademia blogger -Non vedo l'ora che cominci il nuovo corso, ho intenzione di partecipare come ascoltatrice al prossimo.
Le conferenze del dottore in lettere Vallin, le conferenze di Dagoberto Valdés ,Cultura Cubana a cura di Miriam Celaya , "Giornalismo" a cura di Reinaldo Escobar , in fine, lo spazio di interscambio che Yoani Sanchez ha creato mi ha segnato per tutta la vita.

So che tutto passa, La Cuba in cui sono nata sarà un paese diverso, le persone potranno esprimersi liberamente e questi cinquanta anni di azioni furtive saranno studiati a scuola come oggi si studia Il Medioevo.
Forse gli amici dei miei nipoti si annoieranno quando quando gli ripeterò come un disco rotto le storie che hanno reso la mia strada nella vita, quando gli racconterò che c'era solo un presidente, un solo partito, soltanto una notizia ... Ma io ripeterò mettendocela tutta gli aneddoti di quel quattordicesimo piano da dove ho visto per prima la gente rendersi libera, da dove per la prima volta ho parlato senza paura, da cui, senza dubbio, sentivo una grande gioia di esprimermi senza essere giudicata.

Mostrerò il mio diploma e mi rallegrerò del fatto che pensino che sono pazza. Vorrei che non ricordassero, che non avessero paura, che non trascinassero nei loro geni la memoria del tempo in cui pensare era un crimine.

mercoledì 7 aprile 2010

Mazze, spranghe di ferro e cavi?

controrivoluzionario

Ho letto un documento che si chiama "Piano l'ordine contro l'ordine e disturbi controrivoluzionari" , un richiamo alla creazione di Brigate di Risposta Rapida (squadrismo) nei luoghi di lavoro.
Fortunatamente per noi, i civili, il documento è stato trapelato e ho appreso che , ufficialmente, posso essere aggredita da un "lavoratore" con una spranga.

Cerco di non perdere il senno, questo richiamo orribile al linciaggio civile mi ricorda, nonostante il basso livello delle dichiarazioni con rispetto al poster del ristorante Polinesio dal titolo " La filosofia di lotta del nostro popolo ".

Mi chiedo come sia possibile che questi signori che governano il mio paese siano in grado di permettere alle persone di malmenare, di abusare e persino uccidere - piuttosto che autorizzare, addirittura incitare a uccidere - non riesco a togliermi l'orribile combinazione di lettere dalla mia testa : spranghe di ferro per colpire- il tutto per rimanere al potere, per ottenere ciò che gli è negato dalla natura dell'uomo: l'eternità, la divinità, il potere assoluto.


E' impazzito il presidente?
Chi ha scritto questo appello alla guerra civile in nome del governo cubano?

È il Partito comunista a sollecitare i suoi membri ad attaccare fisicamente altri esseri umani?

Chi, mio dio, e chiamatemi ingenua, ha il coraggio, l'audacia e la bestialità di essere parte, o anche sottoscrivere questo "post-moderno" corpo di volontari?

lunedì 5 aprile 2010

Quello che non voglio


    Foto: Claudio Fuentes Madan
 E' sorprendente che in una società laica uccidere una mucca venga punito dalla legge con diciotto anni di reclusione , ed è ancor più assurdo che chi uccide un uomo venga solo punito con dieci anni, mentre un giornalista indipendente può rischiare  venticinque anni di galera.

Sulla base di queste leggi assurde  viviamo tutti i giorni nell'assurdo quotidiano: comperare carne di manzo  sul mercato nero può essere più pericoloso per un cittadino che essere testimone di un omicidio, leggere un blog indipendente è tanto rischioso quanto mangiare una bistecca di manzo.

 Si potrebbe dire che una persona che legge la stampa internazionale- nota nei media ufficiali come "stampa nemica "- mentre  mangia un  pezzo di carne rossa  è un cittadino temerario? 
  Secondo la legge non c'è alcun dubbio, e mi scuso con i letterati, ma è estremamente divertente solo il fatto di  immaginarlo.
 Io non voglio invecchiare subendo queste stupidaggini, non voglio morire con una pensione di duecento pesos con  i miei figli che si spaccano la schiena come immigrati illegali nel mondo, non voglio accendere la TV e vedere il volto di Randy, non voglio che la mia vicina di casa le freghi  se io voto o non voto, non voglio che i  miei amici mi dicano più e più volte al telefono: questo te lo dico  in privato , per telefono non posso, non voglio - onestamente, non voglio- veder passare la mia vita come l'hanno vista passare le generazioni che mi hanno preceduta.

giovedì 25 marzo 2010

Quande cade il sipario


Foto: Claudio Fuentes Madan

Mi risulta difficile riprendere il ritmo in questi giorni,mi sento fuori fuoco  ed esaurita.
 Ho l'impressione che le cose si stanno muovendo troppo in fretta e mi è difficile accorgermene.
   Allo stesso modo che gli uomini vissero  dei secoli credendo che la terra fosse piatta e statica sotto i loro piedi, ora mi chiedo se questa immobilità non è che semplice nebbia e  mancanza d'nformazione.

Da tutte le parti arrivano dei commenti su corruzione, appropriazione indebita, dolce vita e litigi per colpa dei soldi nelle alte sfere militari e del governo.
  Nel frattempo, qua giù, l'unica certezza è che di volta in volta cade una testa defenestrata dall'Olimpo.

 Non mi piace frugare nelle risposte  in un futuro che lascia solo una convinzione: l'incertezza.
 Ma  negare che stanno crollando i mattoni dal muro del potere sarebbe ingenuo.
    Non sarà  la prima volta nella storia, dove l'autofagia è il destino dei potenti.




domenica 21 marzo 2010

Questa strada appartiene alle Dame in Bianco

 
E' stato l'ultimo giorno dell'Accademia blogger, ma il quinto di marcia delle Dame  in bianco.
 Alla fine della conferenza di Juan Juan Almeida, Yoani Sanchez, Laritza Diversent, Joysia Garcia, Silvio Benítez, Ciro Diaz e Io  abbiamo deciso di accompagnarle.

 Siamo arrivati in  chiesa un'ora prima.
    Dall'angolo eravamo in grado di riconoscere i volti di coloro che ci hanno vigilato o aggredito; Yoani ha visto una delle ragazze che l'ha picchiata il giorno dopo la morte di Orlando Zapata Tamayo.
     Mettere un piede nella casa di Dio è stato un sollievo, sappiamo che i militari hanno pochi limiti in questo paese, e la Terra Santa è uno di loro.

All'interno c'era solo  pace, ma  dalla strada si infiltrava il rumore di coloro che sono nati senza pietà, chiamati dai sindacati nei loro luoghi di lavoro per reprimere.
   Le Dame sono arrivate precedute da urla di  "Viva Fidel!" E ci siamo riuniti davanti alla porta curiosi, polizia segreta, fedeli, giornalisti e solidali.

 Quando hanno fatto i primi passi all'interno del recinto, con i loro gladioli, le loro piaghe- alcune con le braccia ingessate- e la loro  infinita competezza, la gente della strada si è sfumata e intorno a me , la gente ha cominciato a mormorare, "Benvenute nella casa di Dio".
   Io non sono una  devota della chiesa, ma giuro che è stato il primo momento sacro del pomeriggio e non è stato l'ultimo.

I senza volti si sono infiltrati, per loro il soffio dello Spiritu Santo sembra non esistere.
   Addirittura erano molto indisciplinati  sui laterali, nonostante l'avvertimento del padre, all'inizio della Messa

Cercare  di descrivere i  minuti dopo  non mi è possibile, ho finito per  asciugarmi  gli occhi mentre abbracciava le donne davanti e dietro di me, baciavo i miei amici accanto a me e dimenticavo che a pochi metri da me l'odio era in agguato per attaccare il corteo.

Forse era l'effetto di entrare in chiesa o semplicemente gli ordini erano stati altri, ma il raduno di  ripudio che ci attendeva più avanti non si poteva paragonare agli altri che ho vissuto: urla sommessamente, sguardi incollati al pavimento, slogan razzisti che non credevo potessero uscire dalla gola  di coloro che dicono di rappresentare il Partito comunista ... perché allora il Partito della Rivoluzione è molto, molto razzista.

Camminare per le strade del Centro Habana  mano  nella mano con le Dame in Blanco è stato un onore indescrivibile.
  Siccome eravamo vestiti di ogni colore più volte hanno tentato di tirarci fuori dal gruppo, ma loro  hanno passavano parola: appoggiate i blogger, dobbiamo proteggerli.

 Nessuno mollò la mia mano, nessuno osava toccarle, e il popolo -il vero popolo - dai balconi e marciapiedi guardava con orgoglio quelle donne che portano il peso del morale di tutti i cubani.

Nota: Oggi sono andata a casa di Laura Pollan a incontrarle, avevano camminato 11 km nel loro sesto giorno di marcia.


lunedì 15 marzo 2010

L'attesa infinita


Foto: Claudio Fuentes Madan


L'ho conosciuto quando avevo diciotto anni: mulatto, intelligente, alto, bello, bilingue e un bugiardo.
Mi ha detto che era un arabo ed era una bugia,mi ha detto che aveva viaggiato, ed era una bugia, mi ha detto che aveva una fidanzata "Straniera", che lo avrebbe fatto uscire dal paese ed era anche una bugia.
Tuttavia, mi piaceva, mi piacciono i sognatori.
Siamo diventati amici.
Poi la vita ci ha fatto prendere strade diverse :Io mi sono stancata di aspettare per la mia occasione per andarmene via dall paese, Lui ha optato per l'attesa infinita.
Una o due volte l'anno ci incontriamo, ogni volta ci allontaniamo di più : Io in mare di guai, lui aspettatando ancora e ancora.

Ora ha quasi cinquant'anni: l'altezza gli dà un'aria goffa, i suoi capelli diventano grigi e parlare due lingue non è più un fascino.
Mi racconta che ha una fidanzata tedesca e immagino il giorno che mi dice che ha la dannata lettera d'invito, quella che per tanti anni ha desiderato.

Lui non è da solo nella " attesa infinita" ci sono quasi tutti i miei amici - ricongiungimento, visto, visto di uscita, il permesso di soggiorno all'estero, permesso di viaggio o borsa di studio- sono tutti in attesa di quel documento che li porterà lontano, lontano lontano dalla terra del Tempo - che -non- passa.
Io stessa mi sono scritta alla lotteria USA per i visti d'ingresso, che non mi è mai arrivato ... anche se so che ci sono degli amici che ancora hanno fiducia che la posta gli porti buone notizie.

Ho finito per definirlo come uno stato fisico e spirituale: non si te ne sei andato, ma non ci sei.
Mi ricordo di aver letto qualcosa di simile in "I cani del paradiso" di Abel Pose, dove l'ammiraglio Cristoforo Colombo ,già delirante in America, chiedeva ai suoi sudditi di smettere di essere e cominciare a stare.
E' ironico, e tristemente letterario, che molti secoli dopo gli uomini della terra che ha scoperto, quella che era la più bella che occhi umani abbiano visto, abbiano ripreso la sua formula, ma al contrario: essere, ma non stare.

sabato 13 marzo 2010

Le zavorre della Guerra Fredda


 Dopo l'Odissea che può diventare connettersi  a Internet, avere quattro o cinque proxy per aggirare la censura imposta dal governo, aver rinunciato a Skype  pochi mesi fa e, letteralmente,navigare contro corrente (50kb al massimo seconda); trovare dei poster come quello di questo post è piuttosto deludente.

È per questo che la revoca di alcune sanzioni imposte a Cuba, Iran e Sudan,  annunciata dal Dipartimento di Stato degli USA-per facilitare l'accesso dei cittadini alla  rete Internet è, a mio avviso, imprescindibile.
La voce delle persone ,e non quella dei loro governi, è quella che lotta per fare strada  nella rete; Internet è lo spazio di coloro  che non hanno   libertà di parola e di stampa.

 Vi è inoltre la questione delle giustificazioni: a Cuba non c'è Internet  a  causa del blocco economico  americano.
   Perchè mai dare degli  alibi a uno Stato?
    Sono convinta che ogni sanzione imposta a Cuba è un'arma per giustificare la mancanza di libertà del popolo.
     L'accesso all'informazione è un pericolo per il governo cubano, limitarlo  semplifica il suo lavoro e riduce le piccole fonti di libertà dei cubani.

In  questa isola non c'è Internet, perché il governo cubano ne ha paura, la prova di qusto sono i numerosi siti bloccati, le difficoltà di accesso e la polizia informatica.
 Qualsiasi gesto che serva a giustificare questa triste realtà è, credo, una sciocchezza.
  Comunque il tempo ci dirà se il mio scetticismo è valido, Vi è il cavo a fibra ottica tra Cuba e Venezuela, continuo a trovare qualche analogia mitologica con il filo di Arianna, chela salvò dalle grinfie del Minotauro.