domenica 26 dicembre 2010
Parole di Luis Alberto Garcia
Anche se ho ricevuto un invito via e-mail e diversi sms di amici per andare al Premio Nazionale delle Belle Arti concesso alll'artista René Francisco, non ci sono andata. Da quel concerto di Pedro Luis Ferrer in cui ho scoperto che il mio ingresso al Museo Nazionale di Belle Arti e ad altre istituzioni della cultura cubana era stato proibito, mi ha invaso una strano "perché se c'è la bandiera, non lo so, Io non riesco ad entrare"* .
Ora il mio rapporto con l'arte del mio paese è diventato sottile e intimo, pezzi di eventi pubblici mi arrivano tramite cavi e porte USB. Probabilmente ascoltare Luis Alberto Garcia in vivo è molto più eccitante che con le cuffie nella solitudine di casa mia. Tuttavia ho deciso che finché la libertà di espressione a Cuba non sia più di una performance, io non vi parteciperò.
* Ci si riferisce alla poesia di José Marti "EL ALMA TRÉMULA Y SOLA" e ci si riferisce alla bandiera spagnola.
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El alma trémula y sola
Padece al anochecer:
Hay baile; vamos a ver
La bailarina española.
Han hecho bien en quitar
El banderón de la acera;
Porque si está la bandera,
No sé, yo no puedo entrar.
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Han hecho bien en quitar
El banderón de la acera;
Porque si está la bandera,
No sé, yo no puedo entrar.
martedì 21 dicembre 2010
C'è stato un concerto
Lo scorso week-end hanno suonato La Babosa Azul e Porno Para Ricardo in un lontano locale della periferia dell'Avana. Il concerto è stato stra bello , ancora mi fanno male le gambe di tanto ballare e sono rauca di tanto cantare “El Comandante”.Non appena i kilobyte me lo permetteranno, caricherò un video del concerto e poi mi prenderò delle ferie natalizie.
| Preparando il concerto |
venerdì 17 dicembre 2010
L'etica addormentata
Foto: Lia Villares http://habanemia.blogspot.com
Il mio amico mi dice che la mia risposta è alquanto vigliacca e probabilmente ha ragione.Non mi piace dire alle persone ciò che considero etico, sono sicura che anche loro sono d'accordo con me su questi argomenti e per motivi lontani dall'etica , prendono altre posizioni.
Credo che sto diventando radicale. Quando studiavo storia a scuola mi dicevano che era qualcosa di buono. Sarà vero?
martedì 14 dicembre 2010
Placebo
Ricordo ancora come in pieno Periodo Speciale la mia casa si stava deteriorando davanti ai nostri occhi. I muri si scrostavano, le lampadine si bruciavano a poco a poco, le porte e le finestre di legno marcivano e in generale tutto si impoveriva troppo in fretta per la mia mente da bambina. A volte mi chiedevo perché il mondo stava diventando così brutto nel tempo, e non era un riflesso soggettivo. Non ho mai potuto rispondermi.Poi cominciò anche il caos in casa mia. Sembrava che le cose non "ci stessero" da nessuna parte. C'erano scatole, vestiti, carta e spazzatura ovunque. La cosa peggiore era che la stessa cosa stava succedendo fuori.
Mia madre, nel frattempo, non smetteva di segnare lo spazio con quello che ha definito "cambiamento". Una volta al mese, spostava tutti i mobili nella casa da un posto all'altro. La poltrona marcia di bagassa si poteva trovare fuori all'ingresso dell'appartamento a gennaio, accanto al telefono a febbraio, tra il soggiorno e la sala da pranzo a marzo o ad aprile sul balcone. I vicini erano entusiasti con la sua perseveranza e, talvolta, quando venivano a casa gridavano: "Ma se sembra che tutto sia nuovo! Come hai fatto? ". Ora che gli anni sono passati, quella frase che mi fa venire una strana tristezza : lei impotente di fronte alla caduta del suo mondo casalingo, spostando le cose da un posto all'altro, come se così facendo potesse fermare l'inevitabile declino -io, invece, super felice al suo fianco, orgogliosa di avere una madre maga mentre le vicine simpatizzanti solidarizzavano col miraggio che lanciavamo sulla nostra crescente povertà.
La ringrazierò sempre per aver tentato, senza vacillare per un istante, di rendere la mia vita più facile in mezzo a tanti problemi : non avere le scarpe per andare a scuola, non avere un cappotto, non avere il latte per la colazione, infine, non avere assolutamente niente. Se Io fossi un giorno al suo posto spero di avere l'equilibrio di essere con me stessa e con gli altri esattamente come lo fu lei.Tuttavia non smetto di capire ora, dopo tanto tempo e nella mia età adulta, che ci siamo nutriti di un placebo infinito che non avrebbe mai risolto i nostri problemi e se guardo su larga scala, è lo stesso placebo che sta consumando la nostra nazione: cambiare le cose che non dovrebbero essere cambiate.
Mia madre, nel frattempo, non smetteva di segnare lo spazio con quello che ha definito "cambiamento". Una volta al mese, spostava tutti i mobili nella casa da un posto all'altro. La poltrona marcia di bagassa si poteva trovare fuori all'ingresso dell'appartamento a gennaio, accanto al telefono a febbraio, tra il soggiorno e la sala da pranzo a marzo o ad aprile sul balcone. I vicini erano entusiasti con la sua perseveranza e, talvolta, quando venivano a casa gridavano: "Ma se sembra che tutto sia nuovo! Come hai fatto? ". Ora che gli anni sono passati, quella frase che mi fa venire una strana tristezza : lei impotente di fronte alla caduta del suo mondo casalingo, spostando le cose da un posto all'altro, come se così facendo potesse fermare l'inevitabile declino -io, invece, super felice al suo fianco, orgogliosa di avere una madre maga mentre le vicine simpatizzanti solidarizzavano col miraggio che lanciavamo sulla nostra crescente povertà.
La ringrazierò sempre per aver tentato, senza vacillare per un istante, di rendere la mia vita più facile in mezzo a tanti problemi : non avere le scarpe per andare a scuola, non avere un cappotto, non avere il latte per la colazione, infine, non avere assolutamente niente. Se Io fossi un giorno al suo posto spero di avere l'equilibrio di essere con me stessa e con gli altri esattamente come lo fu lei.Tuttavia non smetto di capire ora, dopo tanto tempo e nella mia età adulta, che ci siamo nutriti di un placebo infinito che non avrebbe mai risolto i nostri problemi e se guardo su larga scala, è lo stesso placebo che sta consumando la nostra nazione: cambiare le cose che non dovrebbero essere cambiate.
venerdì 10 dicembre 2010
In ginocchio
Foto: Claudio Fuentes Madan
Una pagina intera del Granma del 9 novembre: trascrizione del discorso di Bruno Rodriguez sul cambiamento climatico e sulla prima pagina Raul Castro con il presidente di SudAfrica e Machado Ventura a Pinar del Río. Ovviamente, nemmeno una sola parola sulla vigilia della Giornata dei diritti umani.
Un mio amico studente di giurisprudenza mi ha mandato questo sms questa mattina: "Io sono sulla scalinata con gli studenti che sono in attesa delle Dame in Bianco. Ne sai qualcosa? Cosa si può fare? Il primo che alzi la mano vincerà un mio pugno in faccia ". Troppo cinismo, direi io, il fatto di scegliere per un atto di ripudio, proprio il 10 dicembre, gli studenti di giurisprudenza presso l'Università dell'Avana. Sono loro gli avvocati che ci difenderanno domani, coloro che oggi trascorrono il pomeriggio diffamando le donne i cui cari sono e sono stati condannati per reati di opinione?.
Cuba ha firmato le convenzioni Onu sui diritti umani. Fino a dove arriva l'ipocrisia del governo cubano quando reprimere chi la pensa diversamente? Mentre a Ginevra, il ministro degli Esteri fa delle acrobazie semantiche per giustificare il sistema totalitario che rappresenta. Per le strade di Cuba la polizia politica dimostra che i nostri diritti umani , con patti dell'ONU o senza, sono sempre in ginocchio.
giovedì 9 dicembre 2010
Quali cambiamenti?
Foto: Claudio Fuentes Madan
Ho fatto fatica a leggere le undici pagine di "Trasformazioni Necessarie nel Servizio Sanitario Nazionale".
Ho l'impressione che se togliessimo dal testo tutte le apologie ideologiche come "la direzione del nostro glorioso partito" oppure "la grande responsabilità storica che abbiamo con il futuro della patria", ne rimarrebbe al massimo tre pagine .
Purtroppo la capacità di sintesi non è mai stata una virtù di coloro che ci governano.
Come se non bastasse a peggiorare le cose, no c'è niente di concreto in quel testo tranne che degli spostamenti di équipe e del personale da un posto all'altro, il noto e prioritario aiuto "internazionalista" e una strana insinuazione che ci sono degli esuberi di medici, dico strana perché a dire il vero non me la aspettavo.
Non c'è una frase che parli specificatamente di un aumento salariale per i lavoratori del Ministero della Salute, per non parlare di una garanzia della qualità dei servizi ai cittadini.
C'è addirittura una frase delirante (semantica e grammaticalmente parlando) sull'etica medica: "La Commissione Etica Medica non deve agire come un tribunale, ma dovrebbe essere vista come una Commissione Ideologica".
Qualcuno può immaginare le conseguenze pratiche di una tale frase?
Più della stessa minestra e ancora vogliono chiamarla trasformazioni.
A volte mi chiedo se davvero, anche con la volontà politica, il governo mai riuscirà a mettere a posto la debacle che ha costantemente creato nella sanità pubblica.
lunedì 6 dicembre 2010
Gli inciampi della principessa
Foto: Claudio Fuentes Madan, de la serie "Con jamón, lechuga y petipuá"
Non è la prima volta che mi sento di dire a Mariela Castro che sarebbe dovuta rimanere in silenzio.
Una reazione molto strana in me perché di solito cerco di incoraggiare gli altri ad esprimere quello che vogliono.
Tuttavia,con lei mi riesce difficile perché la decenza, per i personaggi pubblici della politica come lei, è essenziale.
La prima volta è stata quando ha chiamato Yoani Sánchez Galletto insignificante.
E' abbastanza vergognoso che un politico insulti una giornalista per causa di una domanda scomoda ma che la figlia dell'erede dia dell'insignificante a un cittadino cubano è stato, senza dubbio, l'apice del cinismo da parte della nomenclatura.
Va chiarito che la domanda dell'autrice di Generaciòn Y non è stata così scomoda come sarebbe potuta essere e la reazione eccessiva di Mariela dimostra l'allergia che le produce la stampa libera.
A mio parere una domanda davvero difficile sarebbe stata, per esempio, chiedere perché la CENESEX non presenta al governo una richiesta di risarcimento a nome degli omosessuali che hanno subito repressioni e maltrattamenti negli anni sessanta, settanta e ottanta e meritano una compensazione e delle scuse ufficiali.
In tal caso, la nostra principessa, credo, avrebbe sicuramente infartato.
Adesso, la CENESEX ha nella sua home page questa dichiarazione.
Mi fa ricordare una barzelletta molto popolare: il periodo speciale non mi porta benefici nè mi danneggia ma tutto il contrario.
Si scopre che Cuba ha l'esclusività di essere l'unico paese di America Latina che si somma al "voto del gruppo di paesi che includono l'omosessualità come un crimine sotto la loro legge, compresa l'applicazione della pena capitale in cinque di loro ".
V a ricordato che il CENESEX è l'unica istituzione riconosciuta dal governo che rappresenta presumibilmente i diritti degli omosessuali. Che indecenza!, amici miei,leggere una tale frase sulla pagina del "Centro Nazionale per l'Educazione Sessuale", e firmata dalla sua direttrice!
sabato 4 dicembre 2010
Dalla negazione della negazione alla negazione dell'ovvio
Foto: Claudio Fuentes Madan
Io sono stata fortunata: ho finito la scuola media con un insegnante per ogni materia.
Qualche anno dopo, cominciò la debacle degli insegnanti emergenti condannati alla non specializzazione.
Lo stesso insegnante doveva impartire le materie scientifiche e artistiche di tutta la scuola media.
La vecchia guardia dell'istruzione indietreggiò intimorita (esperienza, madre di scienza!) e la maggior parte degli insegnanti passò ad un altro livello di insegnamento, si licenziò o andò in pensione dopo una lunga carriera sempre sottopagati.
Dopo aver spento la voce dell'esperienza, il Ministero della Pubblica Istruzione diede libero sfogo alla sua fantasia degli assurdi e, dopo le lezioni senza specializzazione, passammo alle lezioni in diretta tv.
A peggiorare le cose, i salari da fame e le cattive condizioni delle aule rimasero come prima.
Finiva l'era accademica ed entravamo nell'era ideologica: più politica e meno istruzione.
Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino e gli insegnanti emergenti si sono stancati in fretta di una professione faticosa e poco profittevole e il governo ha deciso di punirli con sette anni di servizio sociale obbligatorio in classe.
La corruzione, la negligenza e la mediocrità si sono insediate dove un tempo regnava la saggezza e l'insegnamento.
I genitori con più possibilità economiche mandano i figli a fare ripetizioni in privato e gli altri si sono rassegnati a cambiare di scuola i loro figli ad ogni occasione.
Adesso è venuto in mente a qualcuno di provare una "nuova" ricetta: l'insegnamento specializzato. Ora torniamo ai tempi in cui l'insegnante di matematica si occupa solo di numeri, non di sintassi o date storiche.
Quattro o cinque scuole all'Avana servono come cavie per questo "esperimento senza precedenti" e i genitori, tra di loro alcuni amici miei, fanno l'impossibile perché i loro figli siano tra quelli scelti per " testare la nuova formula".
lunedì 8 novembre 2010
La lontana collina
Foto montaggio di un amico anonimo
La mia amica Evelyn è una donna felice. Ha avuto mille disagi durante la sua gioventù, ma ora che si avvicina ai quaranta, guarda indietro e il bilancio è più che positivo. Anche se sono più giovane, rimango meravigliata da lei: ha una figlia bellissima, fa carriera e vive secondo i suoi principi e le sue idee, anche se questi ultimi due sono in pericolo di estinzione. Ci siamo conosciute che avevo diciassette anni e da allora non ha più votato o partecipato a una delle messe in scena del governo, recitate nella paura e nella doppia morale del popolo.
Evelyn non ha potuto studiare all'università. Quando studiava alla "Lenin" (scuola superiore a numero chiuso specializzata in scienze. NdT) i suoi compagni di scuola le hanno negato l'avallo politico*. Ha fatto appello alla provincia ma la classe ha alzato la mano una seconda volta segnando per sempre il futuro della sua vita. Non era una giornalista freelance nè attivista di alcun partito nè andava lungo i corridoi della scuola predicando con in mano La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Era soltanto un'adolescente mezzo rockettara che amava anche la musica TROVA.
Passarono gli anni e del gruppo della Lenin non ne era rimasto quasi nessuno a Cuba. Sul suo account di Facebook a volte arrivano richieste di amicizia da coloro che un tempo hanno alzato le mani per troncare la sua vita. Sembra che vivere in Francia, Canada, Spagna e Stati Uniti sia come come una grande confessione che serve a lavare tutti i peccati e che dà il diritto di chiedere il perdono incondizionato delle vittime. Ma la mio amica non dimentica. Non si vendicherà mai, non lascerà che l'odio la roda. Tuttavia, si stancheranno di chiedere l'amicizia su Facebook o di partecipare alle feste di gruppo quando tornano a Cuba: Lei saprà sempre dire di no.
* El Aval (avallo politico) è un requisito per poter entrare all'università. Si fa una riunione coi compagni di classe e questi decidono se uno studente ha il merito politico per potere iscriversi all'università. Non è soltanto fare finta di essere d'accordo con la politica del governo ma anche partecipare alle manifestazioni politiche,lavoro volontario ecc. Alla fine tanti studenti all'ultimo anno della superiore, cercano di far parte della Gioventù Comunista solo per avere il "famoso" Avallo. NdT
mercoledì 13 ottobre 2010
Riciclare
Foto: Claudio Fuentes Madan
Una delle nuove "attività" approvata dal governo cubano è stata la controversa "riciclatori- venditori di materie prime."
Questa dura "impresa privata" raggruppa i mendicanti dell'Avana che sopravvivono raccogliendo ciò che il resto della società butta via.
Qualche anno fa, Claudio Fuentes Madan stava facendo una serie di dipinti utilizzando materiale di scarto della città e ha avuto modo di essere in contatto con molti di questi uomini e donne che mangiano letteralmente dalla spazzatura.
La maggior parte di loro sono "senza tetto" - e senza la possibilità di poter comprare una casa perché a Cuba la compravendita di immobili è vietata per i cubani. Dormono nei luoghi più sinistri della città : aree distrutte degli ospedali, edifici abbandonati dichiarati inabitabili per rischio di crollo, parchi lontani dal centro e nelle "favelas" (letteralmente: arriva e metti su. ndT) che ormai fanno parte del paesaggio urbano.
Spesso vivono come "clandestini", una legge "stalinista" impedisce ai cittadini che non sono nati nella capitale di rimanere in città se non dispongono di un indirizzo di domicilio o residenza.
Per prevenire le malattie, mi racconta Claudio, versano del gasolio o del cherosene nell'acqua che utilizzano per farsi la doccia, che fanno in casa di un conoscente pagando in anticipo un canone ragionevole per l'utilizzo dei servizi sanitari.
Sono questi gli esseri umani che d'ora in poi dovranno pagare una percentuale dei loro profitti allo stato cubano.E' così sadico che si fa fatica ad immaginarlo.Viene voglia di coprirsi gli occhi con entrambe le mani, come nelle scene sanguinose dei film horror. Solo che non è un film, è ciò che resta dell'economia socialista.
Viene da chiedersi come mai questo affare è così prospero - non riesco a pensare ad un altro aggettivo - a tal punto che lo stato ha deciso di prendersi una percentuale dei profitti ricavati.
Penso che l'educazione civica, questa leggendaria materia che i miei genitori hanno studiato a scuola elementare ed io no, ha perso il suo significato semantico a Cuba.Le persone non si sentono responsabili del riciclaggio dei rifiuti che generano : se lo stato ha bisogno di materie prime che se la cavi come può!.
Ecco perché i punti di raccolta di materie prime soffrono di abbandono sociale e solo i "subacquei" ( persone che frugano nei cassonetti dell'immondizia per fare la raccolta differenziata e venderla nei punti di raccolta. NdT) si occupano della raccolta delle bottiglie di plastica e delle lattine.
L'altro giorno un amico ha raccolto tutte le bottiglie che aveva accumulato per anni e ha deciso -paradigma del nuovo uomo- di portarle al punto raccolta più vicino. Al suo arrivo ha scoperto che sarebbe dovuto tornare indietro con tutto il "materiale riciclabile", perché non l'aveva portato in un sacchetto. All'alba dello stesso giorno, ha consegnato tutto ad una ragazza che con un carrello faceva la raccolta porta a porta . Lei aveva cambiato il suo orario di lavoro dalle tre di pomeriggio alle tre del mattino
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