lunedì 23 agosto 2010

Stanchezza


Imagen: El Verdugo, por Luis Trápaga

   Le sue mattine erano sempre uguali da molti anni: comperare farina sotto banco nelle panetterie dello stato, procurarsi le uova che i venditori ambulanti portano nei suoi zaini, contrattare il prezzo delle guayaba al mercato dei contadini in modo da poterne fare profitto. Con gli alti e bassi che dipendono dal grado di repressione contro le illegalità che ci siano, riesce a mantenere decentemente casa sua vendendo dei pasticcini.

  Ma gli affari le si complicano troppo: Due volte ha dovuto passare  delle torte alla vicina accanto attraverso la finestra del cortile perché le nascondesse quando sono arrivati gli ispettori della finanza. Grazie a Dio che non capita spesso!. Quando ce la fa, mette dei confetti sulle torte che le manda la sorella da Miami,  dove ha una piccola pasticceria abbastanza prospera. Ha cominciato, come lei, nel 2000, facendo tutto da sola, ma con gli anni ha assunto un assistente e adesso ha un modesto affare che fornisce di dolciumi a buona parte del quartiere.

   Mi racconta tutto con una nostalgia infinita, un'invidia sana di sua sorella dell'altra parte  che è riuscita  a farsi strada. Le chiedo se pensa che Raùl Castro farà qualche apertura  economica, delle agevolazioni per le piccole imprese, permessi e quelle piccole cose che le renderebbero la vita più semplice. Ci ride su ma sembra che i suoi occhi  piangano- Sono troppo vecchia, figliola,  non me ne frega più nulla, mi sono stancata di aspettare.

venerdì 20 agosto 2010

Città sconosciuta


A forza di guardare la stessa finestra, la stessa via, di parlare con le stesse persone e vivere nella stessa città; uno finisce per pensare che le sa tutte.Se me l'avessero raccontato non l'avrei creduto siccome adesso  so che è vero, sono piena d'interroganti. Le vie dell'Avana hanno molte più sorprese in serbo per me, meno male!
Agosto letale. Arrivo boccheggiando a via 23 all'angolo con via L e trovo per terra dei volantini come quello della foto:FREE IRAN. Cos'è questo, mamma mia? Ne piglio uno e mi guardo attorno, direi che io sono la meno sorpresa
di tutti quelli che mi circondano. Un tipo, con la faccia da poliziotto in borghese
appena scoperto, se ne mette uno in tasca e fa un gesto di schifo con sorpresa. Non gli è piaciuto. Non saprebbe se quel volantino sarebbe classificato come "PROPAGANDA NEMICA",ma evidentemente, "PROPAGANDA AMICA" non lo è.
 
In via G angolo 23 ce ne sono ancora, molto di più.La maggioranza è stata calpestata. A chi sarebbe venuto in mente un'idea così geniale?. Non ne ho più dubbi. Questo ha a che fare con i chiodi fissi che frustano la mente allucinante di Fidel Castro. Cosa direbbe il "compagno" Comandante Fidel se invece che la Terza Guerra Mondiale arrivasse la fine della dittatura in Iran?

lunedì 16 agosto 2010

Guadagnarsi la pagnotta


   Foto: Claudio Fuentes Madan

   E' arrivato in via G  per confondersi col resto della gioventù che guarda
le ore piccole passare in attesa di tempi migliori. Per qualche inspiegabile ragione, la polizia permetteva solo si stare sui marciapiedi di via 23 (incrocia via G) e siccome aveva un appuntamento con una ragazza- guarda caso- in via 23, ha deciso di rischiare e aspettarla
 5 minuti lì piuttosto che rischiare di perdere quella chance.
  
Il rischio è stato più alto del calcolato - ingenua e folle gioventù! - un ufficiale della polizia gli ha dato una spinta di benvenuto e gli ha chiesto la carta d'identità.
 Non appena l'ha tirata fuori lo hanno ammanettato e prima che potesse chiedere "Perché"  era già nella volante.
        L'hanno messo in una cella tra via 21 e C. Ha pensato che si erano dimenticati di togliergli le manette ma guardandosi attorno ha notato due cose:
     Tutti gli arrestati erano ammanettati,
    C'era un bel mucchio  di arrestati.
   
     Siccome  non aveva ancora 20 anni e non conosceva i suoi diritti, non  voleva rischiare la notte per difenderli.C'era sempre una terza opzione. E' riuscito a sussurrare a un poliziotto le parole magiche:
       - Senti, Ho solo 50 pesos, mia madre è malata e non posso arrivare tardi a casa.

       Mezz'ora più tardi era a casa. La  storia me l'ha riassunta così con una morale:
         Hanno fatto un sacco di soldi visto il mucchio di gente che c'era. La prossima  volta gli do la mazzetta in volante!
        
      
   

mercoledì 11 agosto 2010

Impensabile


Foto: Reina Luisa Tamayo y su hija, por Claudio Fuentes Madan

Ci sono cose che ho scartato e messo nel baule “ dell’incapibile”.Direi che ci ho rinunciato, che mi hanno
Sconfitta, che non ce l’ho fatta, mi hanno superata.
Mi rifiuto di consumare  il mio cervello un attimo in più cercando di trovarci qualche logica, qualche
Minimo senso.Dal mucchio- confesso che se ne sono parecchie, troppe- spuntano fuori il ritorno di
Fidel Castro, le “misure” de Raul Castro, i firmanti delle lettere aperte all’UNEAC (Unione
 Nazionale di Scrittori e Artisti Cubani), la seduta straordinaria dell’Asamblea Nazionale (Parlamento)
, il gossip su Elian Gonzalez, la mente di Randy Alonso, i morti all’ospedale Psichiatrico Mazorra, i permessi
 D’uscita dal paese, l’utilità “ideologica” del Tavolo Rotondo (talk show in tv) , l’etica del  medico di Orlando Zapata Tamayo, la vergogna di quelli che portano la divisa verde olivo o la morale
Dei militanti del PCC. La lista, Vi giuro, può diventare estremamente lunga.

Tuttavia, c’è ancora un altro tipo di evento ribelli che cadranno nel sacco, neanche questi li capisco- anzi,
li capisco di meno-,  ma non riesco a smettere di  tornare su di essi, di analizzarli, di smembrali.
Mi ossessionano, mi tolgono il sonno. Sento che non dovrebbero esserci, anzi non possono esserci. La mia
Razionalità mi detta che sono impossibili, il mio cervello mi urla disperatamente che non  ci sono persone
Che si offrono per malmenare  una madre e  per impedirle di andare al cimitero a rendere omaggio a suo
Figlio morto.

Divento un po’ scienziata, voglio  fare un’analisi come in un Reality Show: Io voglio sapere cosa fa
Ciascuno  dei repressori  (attori e direttori) de Reina Luisa Tamayo quando  rincasano. Mettono su la pentola dei fagioli? Aprono le finestra quando diventa buio? Abbracciano e baciano i loro figli prima di andare a dormire? Dormono  con sogni innocenti o gli incubi insidiano le loro albe? Ridono a squarcia gola?
Si guardano nello specchio, cosa vedono?Gli  piace la pioggia? Chiacchierano con i loro vicini?Non riesco ad evitarlo, la mia mente fa i suoi calcoli e scopre che è folle: forse non respirano ossigeno, forse non sono mammiferi, sentenzia.
 Allora, io protesto: No, te l’ho detto!, sono umani, umano come gli altri! Ma l’altra Io, imparziale, non si lascia commuovere:Devono essere un’altra specie, devono essere per forza  un’altra specie

lunedì 9 agosto 2010

Il tunnel




De la saga El Ciro versus La Seguridad del Estado

Sempre alla salvaguardia della liberta d'espressione e dell'arte alternativa,
sono partito in missione operativa verso la spaiggia Jibacoa per
 assicurare l'attività e tenere lontano gli amici mascalzoni del
 Ministero dell'Interno.
  Che mucchio di gente e quanta sovversione, mamm mia! Una roba del genere non se la sarebbero persa  i ragazzi del MININT, sicuramente stavano combinando qualcosa, ma dove?. Ho attivato il mio GPS alla ricerca di qualche agente che io avessi arpionato prima. Il localizzatore ha cominciato a mandarmi dei segnali dal sottosuolo, ma va!, cosa stavano combinando laggiù?. Ho spacchettato la  mia Scavatrice Unipersonale* per investigare nelle profondità.
      Giù, giù e  bang!, un tunnel! Avevano scavato un tunnelche sembrava si dirigesse verso il palcoscenico principale. Sono diventato trasparente un'altra volta e sono andato avanti.Come al solito, una luce in fondo e, quale non sarebbe stata la mia sorpresa quando  ho trovato sopra un mucchio di dinamite Fernando Rojas ( viceministro alla Cultura) e un alto numero di ufficiali di alto rango, facendo un brindisi alla fine dell'Arte Cubana.
         Quindi, non appena il posto si fosse riempito  e fosse cominciato il concerto, avrebbero acceso la miccia e fatto saltare in aria tutti gli artisti, cogliendo l'occasione per far fuori tutto i pubblico sovverso.
      Che bello!, vero? , gli ho detto mentre mi materializzavo. Di colpo  hanno avuto un nodo alla gola e lacrime piangenti sono spuntate sugli occhi degli ufficiali, ritrattando tante battaglie perse  e compianti infranti da me nelle  loro anime. Ma il viceminsitro, che non mi conosceva, ha voluto fare lo stronzo!
         
          Tu! Fuori dalle palle, questo è un'operazione sotto copertura- ha osato dirmi.
           Voi altri- ho detto -  ritirateVi, per piacere, ho una faccendada sbrigare con costui! Gli agenti sono scappati via a sgommando!
           Il Festival è stato un gran successo.Escuadrón Patriota ha fatto gioire tutti, Los Aldeanos  hanno fatto esaurire le corde vocali a tutti quelli che facevano coro alle loro canzoni nel pubblico e tutto sembrava una chiesa protestante di Carolina del Sud, soltanto multicolori dove si predicava Libertà. A proposito, non penso che vedrete Fernando per qualche mese: era un mucchio di dinamite e mangiarla non sarebbe stato facile!
     Ci vediamo alla prossima avventura
  * Scavatrice unipersonale. Strumento per scavare s spostarsi sotto terra. Sviluppato
da El Ciro negli anni 80. E' stato usato nel film nordcoreano "il Flautista contro i Ninja"


Mamma, Cos'è il Bene ?


Foto: Claudio Fuentes Madan

   Con un pezzo di legno e una corda, tre ragazzi stavano preparando una tagliola dove poter torturare una lucertola. Uno di loro teneva la vittima che con occhi spalancati e il corpo rigido attendeva il suo martirio senza alcuna speranza di soprvavvivere. In quel momento ci sono passata Io e sono intervenuta in difesa del povero animale: ho spiegato loro come avere cura degli animali e ho preso il rettile con le mani. Molto felice della mia buon'azione, ho cercato un albero adatto per il suo benessere e l'ho liberato tra i rami. Fino a quel momento era tutto abbastanza normale: i bambini esperimentano con passerotti e piccoli animali e gli adulti cercano di  educarli all'amore con la natura.
       
La cosa più inattesa è accaduta più tardi quando la madre di uno dei ragazzi ha bussato alla mia porta chiedendo delle spiegazioni. Ho deciso di esporre alla donna gli stessi agormenti che avevo usato con suo figlio. Sembra di aver capito tutto perché non mi ha detto niente: ha preso suo figlio per i capelli e lo ha trascinato via. Mi sono sentita un po' in colpa: non mi sarei aspettata una punizione del genere per colpa di una lucertola ma intervenire nelle questioni morali di quella famiglia ancora una volta, sarebbe stato eccessivo.
  
   L'episodio mi ha sconcertata, non perché i ragazzi giocassero a  martirizzare  un rettile, ma perché erano inconsapevoli della loro cattiva azione e hanno  considerato un "diritto" il  chiedere  sostegno ai loro genitori.
   
    Quando ero piccola,  i ragazzi del mio quartiere uccidevano i passerotti  di nascosto: sapevano che non stavano facendo del male. Che cosa è successo quindici anni più tardi per cui la  semplice idea del Bene ed dellMale sia scomparsa?
 

sabato 7 agosto 2010

Strade tristi


                                                                                                                         Foto: Claudio Fuentes Madan
Siccome sono una donna pratica, ho pensato di approfittare del mio viaggio a Santa Clara per comperare lungo la Strada Statale i prodotti che non si trovano all'Avana oppure hanno un prezzo troppo alto. Ricordo, da quando ero una bambina, i contadini vendendo i loro prodotti lungo la strada. Loro stessi piantano e allevano e commercializano le loro merci.
   Mi ha sopreso il deserto di venditori ambulanti lungo km e km di autostrada.Loro hanno un'economia molto precaria e stento a credere che la polizia dedichi il suo tempo a castigarli per vendere le merci che nascono dalle loro mani. Nelle loro case di legno e con le loro vacche censite dal governo, riescono a sfamare le loro famiglia vendendo sotto banco qualche kg di formaggio. 
   Se ne trova ancora qualcuno lungo la strada, difficilmente più di venti,tra L'Avana e Santa Clara.Un po' timorosi, ci si avvicinano quando vedono che la macchinasi ferma, la polizia a volte usa delle macchine normali per sorprenderlifacendosi passare per clienti. 
     Il ragazzo cui ho potuto comperare un po' di formaggio non arrivava a 25 anni. Gli ho chiesto cosa facevano quando la polizia li sorprendeva:scappano via cercando di salvare la merce e la polizia li insegue per tutta la foresta.   
       Vi inseguono anche in mezzo al bosco?!!.    
       Si fa fatica a prendere sul serio l'immagine del poliziotto inseguendo un povero contadino per colpa di 20 banane. Come potevo farne un discorso col ragazzo.?. Gli ho pagato e me ne sono andata ma la pulce mi rimaneva nell'orecchio:Ma Raul Castro non diceva che avanzava un milione di posti di lavoro? Perché non cominciano per smontare  questi punti di controllo e lasciano i contadini vendere la loro merce in santa pace?

mercoledì 23 giugno 2010

In ospedale


Marta è stanca degli ospedali. Non ha molta fortuna - come la maggior parte dei suoi conterranei -  con la salute pubblica. Uno dei pilastri della rivoluzione nella quale è nata non smette di sembrarle un edificio cadente che sta in piedi per miracolo, un pilastro della distruzione.
Alcune settimane fa stava attendendo un familiare nel Calixto García. Tra le altre vicissitudini, i sieri che servivano al suo paziente sono stati comprati sul mercato nero, la maggior parte delle medicine “recuperate” e il trattamento medico supervisionato dagli stessi familiari. A forza di informarsi hanno appreso a ricordare all’infermiera l’ora esatta delle cure, il nome di ogni pasticca e il trattamento - escogitato da loro stessi - per evitare piaghe sul corpo.
Visto che raramente c’era acqua corrente, hanno portato alcuni secchi; dato che non c’era modo di scaldare l’acqua per fare il bagno, hanno comprato uno scaldabagno; siccome c’era troppo calore nella stanza, hanno chiesto in prestito un ventilatore. Hanno portato tutto quello che serviva: sapone, asciugamani, cibo, sedia per l’accompagnatore, crema, alcol, vitamine e cotone.
L’unica cosa rimasta senza soluzione è stato il problema del bagno intasato; la tazza aveva sempre un’acqua verde e rossa puzzolente e il rubinetto del lavandino era irrimediabilmente distrutto, ma tutto questo si poteva considerare un problema minore di fronte alla gran quantità di sporcizia accumulata nel locale, alle finestre distrutte e ai cavi pendenti dal soffitto.
Marta mi racconta di essere uscita esaurita da quella esperienza ospedaliera: la sola cosa che chiede al cielo è morire di un infarto in casa sua, senza dover sfruttare le comodità della salute pubblica cubana.


lunedì 24 maggio 2010

Un popolo di minorenni


   Foto: Claudio Fuentes Madan
Guardo con avversione-perché negarlo -la faccia di  Ramiro Valdés in televisione.
 Questa volta è toccata   la predica ai lavoratori del settore edile.
 Ormai non mi prendo la briga di ascoltarlo, ogni volta che parla è per rimproverarci , lui e Machado Ventura si sono  trasformati, per così dire, nelle bambinaie del popolo cubano: richiami, punizioni e minacce.

La solita vecchia storia di sempre: lavorare di più, chiedere di meno, non  lamentarsi troppo,  essere combattivi,  adempiere ai compiti della Rivoluzione, non sottrarre risorse dal governo, non  aspettarsi incentivi, fidarsi dei leader del processo, essere fedele al partito ... le solite boiate del genitore autoritario per i suoi figli per sempre minorenni.

Non si  chiede  Ramiro che cosa avrebbero mangiato i costruttori  se non avessero "deviatato" dei mattoni  sul mercato nero? I leader sindacali, a quanto pare, fanno orecchie da mercanti, forse anche loro hanno bisogno di un stipendio per sopravvivere? Perché non si  riempono di coraggio  e passano il testimone ai "fannuloni" perché raccontino la loro versione del paradiso dei lavoratori?

Invece di minacciare di togliere gli incentivi e benefit -  che fa solo fiorire l'opportunismo e la doppia morale -  dovrebbe chiedersi perché il salario non è una ragione sufficiente per lavorare bene, per risultati migliori, per aumentare la produzione.
 Certo, lo  farebbe se gliene importasse davvero, e se, inoltre, non prendesse il Sindacato Nazionale dei Lavoratori Edili   per un asilo nido.

mercoledì 12 maggio 2010

Confessione su un viaggio utopico



Ho passato questi giorni a fare i documenti per andare in Germania , sono stata invitata a partecipare ad un incontro con i blogger di tutto il mondo. Ho esitato tra fare o non fare un commento sul blog prima di completare tutte le pratiche burocratiche, i miei amici mi hanno convinto e finalmente oggi, dopo quasi un mese e mezzo, lo pubblico con la sensazione  essermi fatta una doccia fredda a quaranta gradi.

Scrivere sulla mia permanenza presso Il Nono Cerchio, che sarebbe -questo lo possono indovinare i lettori che sono dall'altra parte - lo  scuro, sporco e assolutamente indescrivibile ufficio Immigrazione del comune Plaza, è un sollievo enorme. Proprio  in questo luogo sgradevole - il cui nome esclude la mia esistenza, perché io non sono  straniera né sto facendo dei documenti per immigrare- Martedì ho trascorso otto ore della mia vita a fare la fila per essere interrogata sul mio viaggio, la mia famiglia, mio marito, i miei studi e  in che modo mi collego a Internet.

Può sembrare un po' eccessivo il numero di ore ,ed è per questo che Vi racconterò in dettaglio gli eventi successivi dalle 08:30 in cui i miei piedi hanno superato  l'ingresso della casa  tutta danneggiata al numero 17 tra  via J e via  K, alle quattro del pomeriggio quando finalmente sono uscita con l'emicrania, voglia di fare la pipì, fame, sete, sonno, insolazione e un terribile desiderio di mandare tutto al quel paese e andare a dormire per un mese.

Vi assicuro, Ve lo giuro,  che  passare una giornata per chiedere un permesso di uscita dal paese,   toglie le voglie di viaggiare  a chiunque.

Vi racconto dall'inizio: quando il sole non aveva  ancora incendiato il cortile,  sono arrivata alla porta sul retro per Immigrazione- avevo già superato, non senza qualche problema , la porta d'ingresso un paio di settimane prima - quella in cui si "richiede"  il passaporto ... visto che si va da richiesta  in richiesta, ho consegnato per ultima la carta d'identità , ho saputo in quel momento  che la coda era iniziata in prima serata alle quattro del mattino. Per fortuna mi aspettava una sorpresa divina, una vecchia amica davanti a me mi ha detto che anche lei faceva "richiesta" così ci avremmo fatto compagnia a vicenda.

Prima delle nove e mezzo avevano tutta la mia documentazione dentro: carta d'identità, la lettera d'invito e BOLLO, meglio chiamarlo super BOLLO-150 CUC (prepagato, con o senza il permesso di uscita e restituito  in caso di esito negativo). Poiché non c'era   alcun segno tranne quello del virus H1N1-ah, e un murale dei Cinque che avrebbe fatto vomitare Edvard Munch - Molte persone  non sapevano che dopo  le nove non prendevano la carta d'identità per la coda oppure non avevano portato  il SUPER BONUS (un disgraziato aveva  la ricevuta, ma non il Bollo, misteriosamente non gliel'avevano consegnato al banco).
 La  parte più deprimenti erano  gli anziani, con il bastone in una mano e le carte nell'altra, confusi, sopraffatti dalla burocrazia e il movimento di persone da un luogo all'altro.

Alle undici del mattino ho scoperto che il bagno era chiuso, "il pubblico l'ha rotto ", ha detto uno dei poliziotti.
 Alle 12 gli impiegati sono  andati a pausa pranzo fino alle 13:30, ma un ufficiale stava ancora lavorando e quindi non mi sono mossa, quella maledetta sensazione di " mi  chiameranno  e io non ci sarò".
 
 Alle 14:00 c'era tanto sole che ho smesso di  usare il mio ventaglio e l'ho usato per mettermelo davanti agli occhi.
 Alle 14:30 quasi mi sono fatta la pipì addosso e sono uscita alla ricerca di un bagno.
 Alle 15:00 una signora davanti a me ha detto :  "non posso continuare  senza bere ".
 Alle 15:_30 la ragazza che aveva fatto la coda dalle  quattro del mattino era isterica e se n'è andata, fortunatamente è tornata indeitro dopo un po'.
  Quasi alle 16:00 mi ha chiamato dentro.

Un militare molto giovane, con collana d'oro, anello e orecchini  con delle unghie finte,  mi ha chiesto la stessa cosa parecchie volte sui miei studi, ha finalmente scritto nel mio file "ricevve lezioni per dare lezioni."
 Dopo un po'  è diventato  ossessionato con la "Amicizia su Internet"
- Ho molti amici su Internet.
- Come  ti connette a Internet?
- Per lo più negli alberghi.
- Quali alberghi?
- Soprattutto il Cohiba e Central Park.
- Queste informazioni saranno verificate, se  stai nascondendo qualcosa ti verrà negato il permesso d'uscita.

Ho sorriso. Come faranno a sapere se mi connetto da un albergo  o se ho amici su Internet? Non mi hanno mai  chiesto la carta d'identità per comprare la scheda internet e sulla mia corrispondenza privata, a meno che la mia email personale non venga hackata, non vedo un altro modo per dimostrare niente.

Poi ha chiesto di mia madre, mio padre, mio marito e per un attimo ho avuto il  sospetto che avrebbe chiesto dei miei cani Anastasia e Wicho.

Per concludere ha concluso:
- Vieni in venti giorni per vedere se ti  concederanno l'autorizzazione per partire.
- Signorina, tra venti giorni il mio visto sarà scaduto.
- Ci vuole del tempo per verificare le informazioni, aspetta qui.
Se n'è andata  'ed è tornata dopo un po':
- Passa  Venerdì  prossimo per vedere se  è già pronto.

Quando sono uscita ho rivisto le facce delle persone che durante la giornata avevo visto trasformarsi.Avrei voluto dire: "arrivederci e in bocca al lupo " a tutti, ma ero distrutta.
 Non ho nemmeno guardato la ragazza delle 4 del mattino, mi vergognavo che mi avessero chiamato prima di lei.
 Qualche goccia di pioggia è caduta  improvvisamente ,  belle grosse ma solo  poche.
 La mia amica  mi ha detto:
- Perché ci hai messo così tanto  là dentro?
- Non lo so, grazie per l'attesa, andiamo ", e l'ho presa per  il braccio per metterci, "senza permesso",sotto la pioggia.

Venerdì 7 maggio
Dopo un'ora ho saputo che sarei dovuta tornare  Mercoledì prossimo.
 Sarà  un caso che corrisponda con il giorno in cui devo volare?

Mercoledì 12 maggio
Alle 01:30 sono arrivata a  immigrazione, affollata di gente come al solito.
 alle 14:00 circa, mi  hanno chiamato , a dire la verità,  questa volta non mi posso lamentare.
 Ma la voce proveniva da una porta lontano dal luogo in cui io e tutti quelli
 che aspettavamo che i nostri permessi di uscita, avevamo precedentemente
  consegnato le nostre carte d'identità.

C'è stato un po' di tensione nella coda quando hanno sentito dire: "Claudia Cadelo", siccome non avevo idea da dove mi avessero chiamato
ho chiesto:
- Dove devo andare?
Qualcuno mi ha detto:
- Chiedi in  quella porta, che è quella giusta.

Ho guardato dentro  e una donna in divisa militare  a urlato:
- Perché aprite senza suonare?
- Ma  sono stata chiamata!.
- Ah! il tuo caso  è dall'altra parte.

Andando verso il luogo indicatomi , un  uomo mi ha chiesto:
- Sei tu  la blogger?
- Sì, "ho risposto con un sorriso e nervi tesi al massimo, visto che il clima si era  chiaramente "elettrizzato".

 Mi stavano aspettando alla porta, dopo tanti giorni di disagio e di maltrattamento , mi  è sembrata  un po' insolita la cordialità:
- Prego, per di qua. Potrebbe chiudere il cancello una volta entrata? Grazie.
 Lei non  può viaggiare per il momento.

Sono uscita e  ho potuto sentire la solidarietà di tutti coloro che aspettavano fuori per essere "convocati" ,
il ragazzo che mi aveva chiesto se ero una blogger ha detto:
- Io vivo in Spagna, seguo il tuo blog, non mollare, che questo non ti tolga le forze per andare avanti.
- Non me le toglierà , grazie!.